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Cronaca di un autentico viaggio chianino

Mi chiamo Matilde e da poco faccio l’accompagnatrice turistica durante i tour e i viaggi che Valdichiana Living organizza nelle campagne toscane. Ad essere precisi, i pacchetti hanno come unica protagonista la Valdichiana Senese, un lembo di terra nel sud della Toscana, un posto spesso sperduto, che ha però guadagnato negli ultimi anni, sempre più importanza nel panorama delle destinazioni turistiche.

Andiamo per gradi. Qual è il motivo per cui la Valdichiana Senese sta guadagnando così tanti punti agli occhi dei viaggiatori? La risposta è semplice, quanto scontata. Nell’epoca della globalizzazione, il turista va sempre più alla ricerca della verità e dell’autenticità, nella speranza di immergersi, anche se solo per pochi giorni, dentro la veracità toscanaccia. E se la vediamo in questi termini, la Valdichiana ha da offrire tutta la sua genuinità: qui, il tessuto socio-economico è ancora legato all’agricoltura contadina, ai rituali, alle partite a bocce, alle civette affacciate alle finestre, ai pici fatti a mano, al sugo di nana che profuma l’aria domenicale, ai comizi politici in piazza, al frasario un po’ volgare, ma pur sempre espressione pura del vero “chianino”.

Perché diciamolo la Valdichiana è borghi in cui il tempo si è fermato, è pici col sugo (o all’aglione), è Vino Nobile di Montepulciano, è sagra dell’ocio, è Palio dei Somari e Bravio delle Botti…ma soprattutto la Valdichiana è Toscana con ancora l’anima contadina, quell’anima schietta, diretta, irriverente, giocosa e accogliente che solo i Toscani sanno avere.

Ed è proprio per questo che voglio raccontarvi l’esperienza vissuta durante l’ultimo tour a cui ho preso parte.

L’incarico che avevo ricevuto consisteva nel seguire due benestanti signore americane, durante tutta la loro permanenza qui in Valdichiana Senese, supportandole e aiutandole ad entrare in contatto con il posto. In realtà tutto l’ufficio di Valdichiana Living era allertato con codice rosso per l’arrivo delle due, poiché avevamo organizzato ogni cosa fin nel minimo dettaglio, in modo da fornire un servizio top quality di tutto rispetto alle clienti.

E fin qui niente di strano. Le signore sbarcano a Firenze, si sistemano nella loro residenza di lusso, il tour comincia e riusciamo a far filare tutto liscio in modo da arrivare all’ultimo giorno, sicuramente accaldati, ma senza dubbio felici.

Giungiamo così all’ultima esperienza inclusa nel soggiorno: la ricerca del tartufo.

Con il nostro driver arriviamo a Palazzone, frazione di San Casciano Bagni, alle 18.30; un posto immerso nel verde, dove la Valdichiana già inizia a perdere i suoi connotati, lasciando spazio all’Umbria che preme tutt’intorno. Il padrone dell’azienda agricola ci accoglie con grande disponibilità e subito inizia l‘esperienza di ricerca del tartufo, compiuta con prodezza e fierezza da una canina fantastica, appositamente addestrata. Al momento non mi sovviene il nome, ma vi posso assicurare che nel giro di mezz’ora ci procura ben 4 tartufi neri.

A questo punto si sono fatte le 19.15 e la passeggiata nel bosco termina per lasciare spazio alla seconda parte dell’esperienza: l’assaggio, che prevede bruschette con olio e tartufo e frittata tartufata.

L’agricoltore ci conduce nella “sala degustazioni”: apre la porta et voilà: entriamo nella cucina di casa sua.

Bene adesso fate finta di essere me: una giovane che ha appena iniziato a lavorare (questo è stato il mio primo incarico), che accompagna due ricche americane in giro per la Toscana cercando di far andare tutto secondo i piani, ci riesce, è felice, e tac. Le ultime due ore dell’ultimo giorno si ritrova nella cucina familiare di  un casolare toscano sperduto, all’ora di cena, nel momento in cui viene servita la minestra (eh si, il vero toscano, per vivere bene e a lungo, mangia tutte le sere la minestra, anche se fuori sono 30 gradi).

Sarei fuggita per i boschi, avrei voluto la mamma a rassicurarmi in quel momento che tutto sarebbe andato bene, soprattutto quando ho visto lo sgomento negli occhi delle due ospiti USA, che si saranno chieste dove erano finite. Si, perché, non bastava essere a casa del contadino durate il sacrosanto pasto di fine giornata. A corredo di tutto ciò va detto che, a “gambe ritte” come si dice in Chiana, di fronte al cantuccio, compare lei, la nonna di 97 anni, che si premura di avvertirci, non appena preso posto, del fatto che sente la morte incombere.

Ci sono stati dieci secondi in cui ho pensato: “Ecco, la mia carriera (nemmeno iniziata) è già finita”.

E invece il finale è stato assurdo, ma meraviglioso: la nonna adesca il nostro driver e inizia a raccontargli della sua gioventù. Tira fuori da sotto il cuscino della poltrona le foto storiche col marito e racconta di quando lo aspettò quattro anni perché combattente di guerra, racconta le fatiche per tirare su la famiglia e i figli in un’Italia post guerra tutta da rifare. Io intanto traduco tutto, parola per parola, e noto che gli occhi delle mie clienti passano dalla perplessità all’emozione, al coinvolgimento ed infine alla gioia nel vedere tutta la famiglia che torna dai campi e si riunisce, al calar del sole, dopo le fatiche della giornata.

Allora capisco che non sarò lapidata, ma anzi che l’idea avuta dal mio ufficio è stata geniale: le ricche signore americane non cercavano il lusso, la perfezione e l’impeccabilità; cercavano la vera Toscana, e ce l’avevano proprio sotto gli occhi.

Quella che abbiamo visto quella sera è la Valdichiana più vera e sincera: il contadino che torna e mangia presto, giovani e anziani insieme, donne e uomini con i bambini, i più anziani a corredare il quadro con le storie, patrimonio incommensurabile di un tempo che fu.

Il giorno dopo questa esperienza, le mie “assistite” sono partite, ma prima di andarsene mi hanno ringraziato perché il lavoro fatto dalla mia agenzia era stato impeccabile, in particolare mi hanno specificato che eravamo stati brillanti nel capire cosa volessero, ovvero vivere come toscani per una settimana. Posso allora dire che da questa esperienza sicuramente ho capito un paio di cose importanti: innanzitutto tendiamo a pensare che il turista cerchi sempre un prodotto standard, mentre quando opta per una destinazione come la Valdichiana, l’intento è quello di andare oltre gli schemi e vivere un’esperienza reale. La seconda cosa è che sono molto fortunata ad essere nata qui, nel profondo sud toscano: da un lato la valle del Clanis, dall’altro la Val d’Orcia, sullo sfondo il Lago Trasimeno, ma soprattutto, nel cuore, un’autenticità contadina che solo i veri chianini ancora oggi conservano.