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C’era una volta, e c’è ancora, il Natale in Valdichiana

Anche se siamo ancora a novembre, il Natale in Valdichiana Senese è già arrivato.  A Montepulciano l’albero addobbato ha già preso posizione, i mercatini hanno esordito lo scorso fine settimana e il Castello di Babbo Natale ha aperto le sue porte. Chianciano Terme ha dato inizio alle danze natalizie i primi di novembre, integrando i festeggiamenti di Natale con altre iniziative come il Mondo delle Fiabe e la casa di Masha e Orso. D’altro canto Sarteano si prepara a diventare il punto di riferimento per le natività con l’evento “Il Paese dei Presepi” (dall’8 dicembre al 6 gennaio). Mercatini e festeggiamenti in onore della festa più bella dell’anno, sono in programma ogni fine settimana in tutta la Valdichiana Senese. Ma su questo vi terremo aggiornati.

Ma Natale non è solo mercatini, specialmente in Valdichiana. Purtroppo molte delle tradizioni che c’erano un tempo sono andate perdute, ma qualcosa si conserva ancora, se non altro nella memoria. Tanti (forse i non più giovani) si ricordano la tradizione del “befano”, burla toscanaccia fatta ai personaggioni del paese. Il “befano” consisteva in un fantoccio di paglia e stracci appeso nel paese a mò di presa in giro e generalmente il motivo dello scherzo risiedeva nel fatto che il soggetto preso di mira avesse problemi in campo amoroso: insomma, il befano si faceva agli zitelli.

Ancora più antica invece, la tradizione del ceppo di Natale, un grosso pezzo di legno fatto bruciare nel focolare dalla Vigilia di Natale fino all’Epifania. A volte il ceppo si trasformava magicamente in persona e interrogava i bambini per capire se si erano comportati bene. Doni, dolcetti o carbone erano recapitati proprio dal ceppo personificato.

Purtroppo nel tempo, la standardizzazione della festa del Natale ha fatto piazza pulita di molte delle storie contadine di una volta, lasciando spazio ai ben più noti personaggi di Babbo Natale & Co. Eppure in un’area a vocazione sostanzialmente rurale, ancora qualche traccia di tipicità rimane intatta.

Come si vive quindi il Natale nei villaggi della Valdichiana? Anzitutto non manca mai il concerto di Natale del coro paesano. In ogni parrocchia di ogni borgo, a partire dal ponte dell’Immacolata, il prete divulga alla popolazione i progressi musicali dei prodi canterini. Poi intorno al 12 – 15 dicembre iniziano anche le recite di Natale e gli spettacoli al teatro delle compagnie di paese. Mancare ad uno dei suddetti appuntamenti comporta l’esilio fino alla Befana.

Una tra le complicazioni più grandi che resta da risolvere ogni Natale è: dove si mangia? Mettere tutti d’accordo non è facile, ma alla fine la conclusione è sempre la stessa. Si mangia dalla nonna, con il seguente menù di Natale: prosciutto, lomb e capocollo, crostini neri intinti nel brodo dei tortellini, pici al sugo, roast beef, tagliata di chianina, 8 contorni, panforte, ricciarelli, cantucci e vin santo, pandoro e panettone.

Vuoi o non vuoi, il pranzo dura dall’una alle 19, che notoriamente è ora di aperitivo. E in ogni paesello della Valdichiana Senese la sera di Natale si fa l’aperitivo tutti insieme; chi manca è perduto (ovvero si è addormentato in un sonno profondo sul divano davanti alla tv accesa con Fantaghirò).

Passato Natale resta solo da trovare cosa fare a Capodanno. E se per Natale eri riuscito a mettere da parte qualche soldino generosamente donato da nonni e zii, con il Capodanno il bottino accumulato rischia di cadere nelle mani di un’insidiosa quanto radicata tradizione, a cui è assolutamente vietato sottrarsi: la bestia!

La leggenda narra che un anno qualcuno si giocò addirittura la moglie.

Ma questa è tutta un’altra storia.